ISKRA
Iskra in russo vuol dire “scintilla” e, in senso figurato, “talento, bravura, dono”. Questo è il vero e beneaugurante nome che il Sig. Menarini, figlio di un emigrato emiliano in Francia, dette a sua figlia 62 anni fa. Una età rispettabile – la diretta interessata non vuole reticenze in tal senso, anzi la sbandiera con un certo orgoglio – che nel Sanremo n.59, unico “concorso” in Italia che non prevede esclusioni “per raggiunti limiti d’età”, suona quanto mai rassicurante sulla bontà della proposta di questa grande protagonista della musica italiana.
Da oltre quarant’anni sui palcoscenici (da quelli della stagione beat del Piper di Roma, alle cover band di Led Zeppelin e Deep Purple, alle collaborazioni con Mingardi, Morandi, Zucchero, Antonacci, Carboni, Ron, Patty Pravo, Stadio e naturalmente Lucio Dalla da ben 22 anni), Iskra Menarini è riuscita a circondarsi di una affettuosa aura di stima e grande considerazione per il suo talento.
Talento che il pubblico ha assorbito in modo gentile, sapendolo riconoscere nella sua grandezza sia quando era nel ruolo di pura vocalist che nelle occasioni soliste che hanno lasciato il segno come in “Tosca Amore disperato”, dove la sua voce ha degnamente sostituito quella di Mina nel celebre duetto con Dalla quando nell’Opera ha vestito i panni della veggente Sidonia. Certamente una delle “scintille” che Iskra nel tempo ci ha fatto solo intravedere, anche se indizi sulla sua naturale inclinazione al gioco e al mettersi in gioco ne abbiamo avuti parecchi, il più famoso dei quali è senz’altro la memorabile coreografia di “Attenti al lupo” che possiamo azzardare abbia contribuito non poco alla grande affermazione della celebre canzone.
Adesso è tempo di scoccare la “scintilla” sanremese, senza dubbio la più importante della sua carriera. E poco importa se arriva solo ora, con grande serenità Iskra fa sua la saggezza popolare del “meglio tardi che mai”. “Ci vado con un grande entusiasmo, con uno spirito combattivo, in una parola ci vado per vincere”, scherza. “Credo immensamente in questa canzone, Lucio me l’ha cucita addosso ma con il suo filo, con la sua trama inconfondibile, rispettando la mia personalità. Sanremo è sempre una grande opportunità anche per me che non sono più giovanissima, è l’occasione per una popolarità che può aiutarti a realizzare i tuoi progetti o a dare più importanza alle cose che stai facendo o che hai in mente di fare, alle proposte che magari ti arriveranno…sì, mi sento molto carica, la musica è un elisir di lunga vita, non c’è anagrafe che tenga, e mi irrita parecchio che qualche volta mi chiedano se mi sento di rubare il posto a un giovane. Qui non siamo in fabbrica o al ministero, qui contano altri requisiti, in questo Festival infatti si parla di “proposte”, non di altro. E poi un posto a Sanremo me lo meritavo da tempo, se non altro per meriti “cittadini”: ci ho abitato a lungo, mio fratello vive ancora qui e naturalmente andrò a stare da lui. Per andare all’Ariston dovrò solo attraversare la strada”.
“QUASI AMORE”, testo di Lucio Dalla e Marco Alemanno su musica di Roberto Costa, porta l’imprinting delle migliori stagioni dalliane. Il team ha lavorato in tutta sicurezza, non ha dovuto osare né sperimentare per accreditare un esordiente. Iskra è sicuramente una outsider ma una outsider che nessun palcoscenico può cogliere di sorpresa e che non ha nulla da dimostrare: può solo far meglio di quanto non abbia fatto fino ad ora e in questa canzone ne dà ampia prova. Porta la sua voce e la sua interpretazione a livelli altissimi, gioca sui chiaroscuri passando da aperture da quasi romanza a momenti dove le parole impongono registri più intimi ( “…ogni ferita, ogni male al cuore è pur sempre amore…”), e dove a fare la differenza è la sfumatura sottile, la sensibilità, la capacità di regalare quel brivido in più senza la malizia di un uso mirato dei ferri del mestiere che pure sono tanti e ben affilati.
A “QUASI AMORE” – produzione artistica di Marco Alemanno e Roberto Costa, esecutiva di Bruno Sconocchia - è legata l’uscita di un mini album di sei brani (inclusa una versione di “Quasi amore” in duetto con Dalla ) con alcune delle interpretazioni che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare durante le tournée, negli intermezzi in cui Iskra usciva dalla postazione del “backing vocal” per conquistare il fronte del palco. In particolare la bellissima versione di “Calling You”, il celebre tema del film “Bagdad Café” interpretato originariamente da Jevetta Steele, la già citata “Amore disperato”, “Et Maintenant” di Becaud e finalmente una “Attenti al lupo” a parti invertite, una specie di piccola vendetta consumata quasi vent’anni dopo. “Lucio mi fece vestire in quel modo assurdo…da casalinga cicciona…cicciona va bene…ma con il fiocco in testa…ma a lui piace fare così, è un po’ dittatore, non accetta consigli ma li vorrebbe sempre dare, prende il bandolo delle matassa di una vita, e poi la disfa, la riannoda…con la mia ha fatto così e io gliene sarò grata per sempre”.
Speriamo davvero che il 59° Festival di Sanremo porti fortuna ad Iskra, che soprattutto le dia la grande chance di farsi conoscere e di farsi apprezzare ancora di più. Di farsi apprezzare, ad esempio, per una bella piece teatrale che ha scritto, “Io madre”, già rappresentata in alcuni teatri italiani, dove interpreta brani di Ryuichi Sakamoto, l’ “Ave Maria” dell’arpista cinquecentesco Giulio Caccini, e un brano tutto suo, “Contro il mio petto”. Iskra è anche questo, è anche un diploma di perito agrario poco sfruttato ( nonostante viva in campagna vicino Bologna, ad Argelato ), una donna impegnata nel sociale, innamorata di tutto il creato ( “meno che le zanzare, il Signore mi perdonerà” ). Cosa farà con i primi soldi che, speriamo, riuscirà a guadagnare da questa avventura sanremese? “Mi comprerò un pannello solare”, risponde senza esitazione.
Iskra si presenta
Nasco da padre francese e madre italiana. Fin da ragazzina la passione per la danza e per la musica mi portano ad iniziare un lungo percorso artistico studiando chitarra classica, danza e recitazione. Ho frequentato una scuola di avviamento professionale e sono perito in agraria, ma confesso che non ricordo quasi nulla. Amo moltissimo le piante e gli animali. A un certo punto ho capito quello che volevo fare: cantare. A 18 anni ho incontrato Andrea Mingardi, poi sono entrata nel gruppo rock dei Tombstones e qui ho scoperto un genere assolutamente al maschile, particolare per essere cantato da una donna: Deep Purple, Led Zeppelin e tanti altri di questo genere così lontano dalla tradizione italiana. Successivamente ho cantato nell’opera rock “Giulio Cesare” scritta da Jimmy Villotti e mi sono avvicinata al jazz, al soul e al blues. Dopo un periodo di pausa, ho conosciuto e collaborato con le “5 lire”, divenuti in seguito gli Stadio. Da cantante solista l’incontro con Lucio Dalla mi ha portato a una lunga collaborazione come sua vocalist. Da oltre 22 anni affianco Lucio Dalla nelle tournée, in molti video musicali e trasmissioni televisive (“La Bella e la Besthia”, “Taratatà” e altre) e nel musical “Tosca, amore disperato”. Contemporaneamente all’esperienza con Dalla, sono stata un anno e mezzo in tour con Gianni Morandi e ho collaborato con diversi artisti (Zucchero, Biagio Antonacci, Luca Carboni, Andrea Mingardi, Ron, Patty Pravo, Pasquale Panella) e con i Maestri Renato Serio, Peppe Vessicchio, Beppe D’Onghia e Roberto Costa. Parallelamente svolgo attività come cantante solista, esibendomi anche all’interno di eventi privati importanti. Ho partecipato alla trasmissione "Amici di Maria De Filippi" come insegnante, ma dovendo decidere tra Lucio Dalla e Amici, si capisce benissimo chi ho scelto! Amo quasi tutta la musica, dal rock all'Ave Maria del Caccini, dal soul al jazz, fino alle sonorità sperimentali. Dopo aver cantato in chiesa, ho provato una emozione oltre il corpo e ho deciso di fare la solista in una serie di concerti nelle chiese: "Io Madre" con 20 coristi, 5 archi e pianoforte. Il repertorio spazia da brani liturgici a sacri e pop. La prima a Milano il 26 novembre 2008, a Bologna il 1° dicembre, 20 dicembre a Parma...grazie a questa esperienza posso, con il canto, entrare nella casa dove l'anima sale oltre. Dal 2005 dirigo una scuola di canto a Bologna, dove mi avvalgo di validi collaboratori.
visitatore 309