KELLY JOICE

È il 13 dicembre del 2003 quando, a soli 21 anni, Kelly Joyce sale sul palco della Sala Nervi per esibirsi all’undicesimo Concerto di Natale in Vaticano. È gonfia di emozione ma non ha paura, eppure sa che sta per vivere un momento topico della propria vita e della propria carriera. Quell’esibizione così unica rappresenta il riconoscimento definitivo del suo personalissimo percorso artistico. Certo, in passato Kelly si è già trovata in contesti importanti, si pensi al Festival dei Due Mondi di Spoleto dove ha cantato al fianco di Massimo Moriconi e Roberto Ciotti, ma questa volta tutto è amplificato ed espanso e, quando terminano le note della sua My Favourite Things e si lascia alle spalle l'enorme resurrezione in bronzo, la giovane cantante parigina è finalmente un’artista completa a tutti gli effetti, capace di padroneggiare qualunque situazione e di convogliare le proprie emozioni con le armi del suo talento. Sa che ciò che ha ottenuto e che adesso l’attende è il frutto della sua tenacia e della sua bravura.
Nei due anni precedenti, Kelly ha girato il mondo prima con un trio e poi con un quintetto jazz: è stata in Giappone e su e giù per l’Europa, portando ovunque uno show elegante e raffinato ricco di standard jazz, soul, funk e naturalmente impreziosito dai brani del suo primo, fortunatissimo album. Resta il fatto che scegliere di proporsi in quel modo, con il coraggio e la determinazione di mostrare soprattutto la propria voce evitando le facili tentazioni della tecnologia, non è una decisione adatta a chiunque. Nemmeno a chi, come lei, ha venduto decine di migliaia di copie del proprio album d’esordio. Perché è importante ricordarlo: per quanto giovanissima, Kelly Joyce ha già alle spalle l’enorme successo di un singolo, “Vivre la vie”, che l’ha lanciata e imposta in Italia e in tutta Europa (oltre centomila copie solo in Francia) e di un album (Kelly Joyce del 2001) che da subito ne ha evidenziato le numerose sfaccettature di artista.
Perché Kelly Joyce non è semplicemente una superba cantante; mastica e respira musica sin dalla prima infanzia (ha studiato a Londra violino per 8 anni, 5 anni il piano, 12 anni danza alla Royal Academy) ed è ottima ballerina, oltre che compositrice. Ma d’altronde l’arte è profondamente radicata nel suo DNA: il padre, King Joe Bale, è figlio del principe dell'ex impero Bantù, nonchè compositore; sua madre, la contessa Emanuelle Vidal Simoes de Fonseca, ha tra i suoi antenati il primo presidente della repubblica del Brasile, ma è conosciuta soprattutto come fondatrice ed ex membro del gruppo Chocolates. "Ma non è tutto - aggiunge Kelly tra il divertito e l’orgoglioso - mia nonna materna è una scrittrice, mio nonno materno Douta Seck è stato il primo attore di colore al mondo a ottenere fama a livello mondiale e la mia bisnonna, Solange De Fonseca, è stata disegnatrice di moda per Coco Chanel. Con una famiglia del genere fin da piccola ho voluto fare qualcosa di artistico: dipingere, recitare a teatro o cantare. E tutto questo senza che i miei genitori si imponessero o cercassero di schiacciare la mia personalità".
Forte di questo bagaglio personale e professionale, Kelly Joyce torna oggi con un nuovo album, che è ricco di importanti novità, a partire dal team di lavoro che l’ha realizzato. “Nel 2001 ho incontrato Rolando D’Angeli, già produttore di Nek e Giorgia, e con Gian Maria Flores e Lorenzo Sebastiani abbiamo formato la squadra che ha dato forma al nuovo disco” ricorda Kelly, per poi aggiungere ridendo: “e credo sia stata la scelta più giusta, visto che abbiamo fatto proprio un ottimo lavoro!”
Il disco, che si intitola Chocolat e sarà nei negozi a partire dall’11 giugno, vede tra le altre cose l’esordio come autrice della Joyce. “Accanto alle canzoni composte nei due anni di preparazione del disco, ci sono anche brani che ho scritto quando avevo 15-16 anni” aggiunge. “Mi entusiasma poter finalmente parlare di me, delle cose che sento e del modo in cui le interpreto” dice la Joyce. “Ad esempio, in Colours esprimo una mia profonda convinzione: la musica è l’energia che può unire le persone di tutte le razze e le culture. Oppure, in Little Kaigé, che era già uscito come singolo nell’estate del 2003 e per il quale ho fortemente voluto un trattamento rhythm’n’blues, parlo della nascita della mia sorellina. Più personale di così…”
Ma non è tutto qui: l’album è una sorpresa soprattutto dal punto di vista del sound. “Abbiamo volontariamente rarefatto le atmosfere più elettroniche e “trip-hop” del primo disco, cercando di “vestire” ogni canzone nel modo che ci sembrava più adatto” dice soddisfatta la Joyce. E così si passa dal pop quasi vintage di Passepartout o de L’ingenue al jazz saltellante e profondamente francese di Chocolat, in cui Kelly mette a frutto la lezione appresa durante la felice esperienza live di questi anni. Ma ci sono anche la neo-bossa di Folies, il già citato e irresistibile Motown-style di Little Kaige e l’ariosità quasi cinematografica della splendida Bicycle, che non sfigurerebbe nei titoli di coda di un film di James Bond. E poi ancora Melody, che strizza l’occhio alla discomusic di qualità degli anni Settanta ma con un bel puntiglio moderno, o la splendida Colours, miracolosamente vicina a certi momenti introspettivi della migliore new wave inglese.
“Sono molto soddisfatta del disco” racconta la cantante. “Perché mi ha permesso di tradurre in musica tutti gli input che ho ricevuto in questo periodo, le emozioni come le tensioni. Inoltre, mi sono concessa il lusso di esplorare mondi musicali che mi appartengono per tradizione familiare e per gusto personale. Chi lo ascolta trova me, la mia storia e la mia visione delle cose.”
Testimonianza viva di questa tensione e ricerca è il singolo “C'est l'amour qui vient”. Una canzone che riassume e rispecchia perfettamente il modo multicolore e “meticcio” di essere artista di Kelly. Impronte e contaminazioni diverse si incastrano ed intrecciano come fili del discorso sempre aperto della Joyce, dando vita a un inedito quanto irresistibile paesaggio musicale, figlio legittimo della bossanova sudamericana e di un incontro felice tra un certo mood colto alla francese e le atmosfere lounge inglesi più trendy del momento.